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Dal Quotidiano della
Basilicata del
21 marzo 2OO4
riportiano il seguente articolo. Dopo
la vittoria in Spagna del Partito socialista di José Luis Zapatero e
soprattutto dopo la strage perpetrata
a Madrid l’11 marzo di quest’anno , che per
dimensioni e propositi
devastanti ricorda quella
ancora più
grave dell’11
settembre 2OO1 con
l’attacco alle
Torri gemelle di New
York , la politica europea si
trova a un bivio molto delicato ,
come emerge
dalle reiterate
dichiarazioni del premier
spagnolo ( in pectore ) , il
quale ha
preannunciato il
ritiro delle
truppe del suo paese dall’Iraq
se la situazione non
sarà riportata
direttamente sotto
la guida
dell’Onu.
La posizione assunta dalla Spagna non è
priva di
fondamento.
Infatti l’Europa è ora minacciata
seriamente di
essere coinvolta nel
clima di insicurezza di tutte
le sue nazioni , secondo l’opinione
espressa anche dal Presidente Ciampi.
In vista dell’opera di ricostruzione e di
normalizzazione politica , economica
e sociale dell’Iraq
e per consentire a questo
paese di
avere un
proprio governo autonomo
e indipendente ,
democraticamente eletto ,
sembra indispensabile
che l’ONU
eserciti i
poteri che
competono all’organismo internazionale nelle situazioni
di guerra
e di
ristabilimento della
pace.
Per dimostrare
la coerenza della chiamata in
causa dell’ONU è sufficiente ricordare che lo scopo fondamentale
delle Nazioni Unite è
quello indicato nel primo
articolo del relativo statuto ( ratificato e reso esecutivo dall’Italia
con legge 17 agosto 1957 n. 848 ) , cioè
mantenere la pace e la sicurezza internazionale e a questo fine
adottare misure collettive efficaci ,
sviluppando tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto
del principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei
popoli , nell’intento di salvare le future generazioni dal flagello della
guerra.
Per il conseguimento di questo nobile e ambizioso obiettivo furono
attribuiti all’ONU tutti i poteri ritenuti necessari , con particolari
funzioni affidate al Consiglio di sicurezza operante all’interno
dell’organizzazione , al quale fu demandato il compito specifico di
adottare in caso di necessità una serie di misure idonee a
ristabilire la pace , sia che le misure stesse comportassero l’uso della
forza sia nelle situazioni in cui fosse possibile prescindere da tale uso.
Nell’art. 51 dello statuto fu peraltro previsto e salvaguardato il
diritto naturale di autotutela individuale e collettiva , nell’evenienza
di attacco armato contro un membro delle Nazioni Unite , fintantochè
il Consiglio di sicurezza non avesse provveduto alle misure efficaci per
mantenere la pace e la sicurezza internazionale.
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Nel quadro della
richiamata normativa , formalmente improntata al
massimo rigore circa
i compiti di spettanza dell’ONU , desta
non poche perplessità la
sostanziale inadeguatezza
finora dimostrata
dall’Ente nel fronteggiare la grave
crisi che
travaglia in
questo periodo
tutta l’umanità
, aggravata dalle
azioni terroristiche che hanno
colpito popolazioni inermi e innocenti in
diverse zone
del mondo.
La causa
della debolezza
dell’ONU di
fronte a
situazioni di
emergenza è
stata nella
dottrina del
diritto internazionale
individuata nella scarsezza
dei poteri
che l’Ente
è in
grado di
esercitare nei
confronti degli Stati
membri , per cui
non si
è mancato di
sottolineare l’esigenza di
una revisione della
Carta delle Nazioni Unite , anche perché
la situazione politica
sullo scacchiere
mondiale è
radicalmente mutata rispetto
a quella
del 1945 , con
la conseguente
modifica degli
interessi degli Stati che a vario
titolo partecipano all’organismo internazionale nelle sue varie
articolazioni.
Una tale
revisione è comunque
non facile
nei suoi
contenuti e
non sollecita nei tempi
di attuazione , mentre la
realtà del
momento non può tollerare
eccessivi differimenti
dell’azione di
recupero della
pace e della sicurezza
di tutti i popoli.
È
pertanto sommamente auspicabile che l’ONU , senza ulteriori indugi ,
eserciti i poteri di cui
attualmente dispone per
assolvere la sua funzione istituzionale.
Il suo apporto autorevole e imparziale potrà costituire un
sollievo sul piano della politica
mondiale , come
da più
parti viene
da tempo
segnalato e
auspicato.
Se la speranza
in tale
apporto sarà
sollecitamente coronata dai fatti , ne
guadagnerebbe in
primo luogo lo stesso prestigio dell’Ente nella coscienza di
tutte le nazioni , ma principalmente ne deriverebbe una significativa
applicazione del principio di solidarietà
tra i popoli nei momenti di travaglio politico ed economico ,
indipendentemente dalle diverse ideologie
e dalle
dislocazioni territoriali delle
comunità coinvolte
nelle vicende di guerra succedutesi
in questi
anni recenti.
L’esistenza e l’utilità di tutte le istituzioni sono
strettamente collegate alla loro efficienza , senza la quale si trasformano soltanto in superflui e costosi orpelli
burocratici.
Questa ovvia considerazione
solleciti e ispiri perciò un rapido ed energico intervento
dell’ONU per assolvere agli
obblighi assunti in favore
della pace
e della tranquillità
dei popoli.
Alberto Virgilio
Procuratore generale onorario
della Corte
suprema di
Cassazione
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