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CONTINUANO LE RICERCHE STORICHE A DISTANZA
di Emilio Fortunato

"... gli inglesi avranno a durar molto prima di poter dire l'Irlanda è tranquilla..:' Aia. 9 agosto 1803.

Matteo Angelo Galdi, agente diplomatico milanese in Olanda. nel commentare le notizie che giungo­no da Londra sull'occupazione, da parte della flotta inglese. di colonie batave e francesi nelle Indie occidentali. informa Ferdinando Marescalchi, ministro degli affari esteri della Repubblica Italiana a Parigi. anche sui tumulti che si diffondono in Irlanda e sulle idee rivoluzionarie del movimento degli "United jrishmen" (Irlandesi Uniti).
"... Questo movimento rivoluzionario, qualunque esser­ne possa la fortuna, sarà funestissimo all'Inghilterra nelle attuali circostanze...". Così scrive Matteo Angelo Galdi (1765-1821), un pubblicista prestato alla diploma­zia, in uno dei suoi numerosi dispacci informativi diret­ti al Marescalchi sugli sviluppi della rivoluzione irlandese, riferendosi ai problemi di carattere militare che il regno inglese potrebbe incontrare durante la guerra con la Francia, ripresa dopo la pace di Amiens (1802). Questo giudizio di natura logistico-militare, espresso dal Gal­di relativo all'impiego di forze inglesi su più fronti, quello coloniale, quello francese e irlandese, è condiviso anche dal ministro Marescalchi, che ribadisce più o meno lo stesso concetto: "non piccolo imbarazzo debbe però arrecare all'Inghilterra, in queste circostanze, la distrazione di forze, a cui la costringe quel regno per invigilarlo".
Sul finire del secolo XVIII, anche l'Irlanda aveva inco­minciato a beneficiare di quella prosperità di cui gode­va l'Inghilterra: le idee della Rivoluzione Francese in­fluenzavano gli Irlandesi Uniti, che decisero di allearsi con la Francia per combattere gli Inglesi e ottenere l'indipendenza. Dopo alcuni tentativi dei Francesi (1796­1797) di sbarcare in Irlanda, nell'estate del 1798 scop­piarono altre rivolte in varie parti dell'isola. Gli Inglesi, infatti, dopo aver soffocato nel sangue l'insurrezione di Dublino del 23 maggio 1798, scoppiata su iniziativa degli "United Jrishmen", una sorta di associazione che riu­niva gli adepti senza distinzione di religione e che ten­deva a creare un'Irlanda indipendente, furono costretti a inviare nell'isola diversi reggimenti di soldati per re­primere sul nascere i nuovi atti di ribellione. Guglielmo Pitt, allora primo ministro inglese, approfittò di questo momento di crisi irlandese per attuare l'unione tra la Gran Bretagna e l'Irlanda. I protestanti irlandesi, che vedevano nella proposta di Pitt la perdita della loro posizione privilegiata nei confronti del regno inglese, si di­chiararono contrari, opponendosi duramente; i cattolici, che, per contro, vi vedevano la possibilità di una loro emancipazione, la condivisero, invece, pienamente.
Con l'unione dei due parlamenti votata il 2 agosto del 1800 dal parlamento irlandese, influenzato dal viceré Castlereagh, l'Irlanda inviò a quello inglese in sua rap­presentanza cento membri nella Camera dei Comuni e ventotto in quella dei Lord.

Nonostante l'integrazione delle due istituzioni, voluta dal primo ministro anche per porre fine alla "commedia dell'indipendenza", i tumulti continuarono aspramente estendendosi a molte città, poste per questa ragione in stato d'assedio dalle truppe di sua maestà. In questa situazione "gli inglesi avranno a durar molto prima di poter dire l'Irlanda è tranquilla", continua il Galdi in un ennesimo dispaccio dall'Aia. Parole davvero profetiche.

Bibliografia
E. DOUCET. L'Irlanda, in Paesi e Uomini. Milano 1987.
S. CHANTAL, L'Irlanda, in Bellezze del Mondo, Milano 1987. G.R GREEN, Breve Storia del Popolo Inglese, Firenze 1984.

Gibilterra, "Llave d'Europa"

La Mapa del Puerto de Gibraltar  è una xilografia acquerellata di mm 357 x 241. Essa illustra la baia e il porto di Gibilterra durante l'assedio della flotta inglese per la conquista della storica e strategica rocca, “porta dell’Europa”.
L'autore della carta, anonimo, riproduce fedelmente l'abitato e gli accampamenti militari trincerati a difesa delle coste. Di particolare interesse sono le due legende a margine della mappa; nella prima, laterale, si enumerano i toponimi, le fortificazioni della città e i trinceramenti delle truppe, in prima e seconda linea, a scongiurare un eventuale sbarco dei marinai inglesi; nella seconda, in calce, si narrano le vicende di guerra e di dominio subite dall'antica Calpe, dalla presa dei Mori nell'anno 704, alla conquista definitiva degli Inglesi nel 1704.
Gibilterra assunse lo status di colonia di sua maestà britannica con i trattati di Utrecht e di Rastadt (1713-1714). Sul medesimo episodio esiste anche presso la Biblioteca Nazionale di Parigi una incisione del Basset simile a questa xilografia del Porto di Gibilterra. Anche in quella compaiono le batterie di cannoni montati su barconi e le "carcasse" (specie di bombe incendiarie, il cui nucleo esplodente galleggiava su zattere), raffigurate dall'autore della carta di Gibilterra.  

       
UK jpg  (porta dell'Europa)
opera xilografia acquerellata di un autore anonimo dal formato di mm 357 x 241  
Emilio Fortunato

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