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"RICERCHE STORICHE A DISTANZA"
di Emilio Fortunato

Dai “Giornali di viaggio" del nobile milanese Paolo An­dreani: condizioni socio-economiche e sanitarie della contea di Limerick.

In pieno periodo illuministico, la Milano del Settecento che i viaggiatori (e tra questi l'Andreani) si lasciavano alle spalle era già una città europea, completamente tra­sformata dalle riforme teresiane nei settori cardini del­la vita sociale, quali censo, fisco, istruzione ecc.
Il desiderio di viaggiare, accomunato ad uno spirito co­smopolita, proprio della cultura dei lumi, era una costan­te presente nell'educazione dei giovani nobili lombardi, che attratti dalla curiosità di conoscere, viaggiavano nel Vecchio e Nuovo Mondo il più delle volte per affari o per ragioni di studio, ma spesso per puro divertissement. A tale stuolo di viaggiatori può giustamente appartenere Pao­lo Andreani (1763-1823); noto soprattutto per il celebre volo in mongolfiera del 13 marzo 1784, egli diede uno straordinario apporto alla conoscenza geografica diretta dei paesi stranieri visitati, fatta col supporto di una ric­ca competenza nei vari campi della scienza, quali chimi­ca, fisica, mineralogia, climatologia ed altro, per i nume­rosissimi viaggi fatti. Durante il suo viaggio da Dublino a Killarney, descriven­do con il piglio del naturalista più attento il territorio ora sterile, ora lussureggiante, ora annerito dalle sconfina­te distese di torba, fissa la sua attenzione soprattutto sulle condizioni di vita misere del popolo costretto a vi­vere in case malsane ed umide "fabbricate di cottica di terreno, tagliati in pezzi quadrati, a guisa di matonelle".
Egli fa un'analisi accurata delle cause che hanno indot­to la maggioranza della popolazione a vivere in condi­zioni di vita disastrose: l'inattività degli abitanti, le leg­gi restrittive sul libero scambio imposte dagli Inglesi e la scarsa importanza commerciale attribuita alla navi­gabilità del fiume Shannon; focalizza poi la sua atten­zione sulle strutture socio-sanitarie di Limerick: "una casa di lavoro pei vagabondi e due ospedali".
"Il primo... dei tre accennati stabilimenti - scrive l'An­dreani - non può che imprimere orrore". In camere bas­se mal aerate, i poveri dormono su pagliericci "quasi senza coperte... rinchiusi in un terreno umido e su poca paglia...".
Un Irlanda visitata dal patrizio milanese nel 1789 è anco­ra quella descritta da Guglielmo Pitt nelle turbolente sedute del parlamento inglese: un'Irlanda povera, resa inattiva da leggi finanziarie restrittive, che, come scrive l'Andreani, riprendendo i concetti espressi dal Pitt, "... fino a poc'anzi si opposero alla libertà del commercio di questo regno", ritardandone lo sviluppo industriale. Il lettore che avrà modo di leggere i resoconti di viaggio di Paolo Andreani, in specie quello relativo al tour in Ir­landa, superato il fastidio che avvertirà nella lettura per l'impiego della consonante doppia dove non è necessa­rio, avrà la netta sensazione di avere trovato in Andreani un notevole scrittore-giornalista del '700, narratore di viaggi e di avventure realmente vissute nel suo vario e ricco vagabondare nel mondo.

1784, a cura di D. Porro, Milano 1975.
Paolo Andreani, VIaggio in Nord America, a cura di E. Fortunato, Milano 1994.
J.P. CARASSO, La polveriera irlandese, Verona 1971.
T.K. RABB, Gentiluomini e mercanti. L'espansione inglese, 1575-1630, '!brino 1977.
G.R. GREEN, Breve storia del popolo inglese, Firenze 1884 Bibliografia
Paolo Andreani, Diario di VIaggio di un gentiluomo milanese, Pari­gi-Londra.

"Discorso sopra il regno d'Irlanda e del­la gente che bisogneria per conquistarlo", fatto a  papa Gregorio XIV.
Roma, [1590-1591].

La relazione, letta in concistoro, forse dallo stesso nunzio che l'ha redatta, offre al papato informazioni precise per meglio valutare la possibilità di un intervento armato nell'Isola Verde in aiuto dei cattolici irlandesi, oppressi dalla politica del parlamento inglese.
Il documento, senza data, ma riconducibile agli ultimi mesi del papato di Gregorio, fotografa in dettaglio la complessa situazione in Irlanda alla fine del secolo XVI. Nella parte introduttiva, l'autore fornisce notizie di carattere genera­le: l'estensione geografica, il clima, più mite di quello in­glese, e i prodotti della terra e del sottosuolo. Nella secon­da, analizza le cause per le quali gli Irlandesi sono "natu­ralmente nemici a gli inglesi": cioè la "vanità della reli­gione" e l'usurpazione del titolo di re d'Irlanda. Nella par­te finale del documento, il nunzio illustra al papa le circo­stanze ritenute favorevoli per le quali si potrebbe tentare l'invasione del regno irlandese: l'impossibilità degli Ingle­si di occupare i porti e gli approdi naturali, la certezza per la Santa Sede di trovare facilmente alleati tra le potenze cattoliche e, infine, la difficoltà dei comandi militari ingle­si a spostare altre guarnigioni in territorio irlandese.
Il "Discorso" però non ottenne alcun effetto; non ci fu al­cuna operazione militare e l'Irlanda non fu costretta ad accettare come religione di stato l'Anglicanesimo.
Per evitare che situazioni di pericolo per la Chiesa e per la religione cattolica potessero insorgere anche in altri stati, Gregorio XIV, al secolo Nicolò Sfondrati, di antica famiglia nobile milanese, tentò di "fortificare" il Cattoli­cesimo in Europa centro-settentrionale istituendo nuo­ve nunziature in Inghilterra, in Germania e in Irlanda e, intervenendo militarmente in Francia contro Enrico di Navarra, favorì l'elezione di un re cattolico, assicuran­do così alla Chiesa di Roma la fedeltà della monarchia francese. Quest'ultime iniziative segnarono una svolta nella politica di Gregorio, giudicata, fino ad allora, dai cardinali tedeschi sterile e poco incisiva, forse anche per la sua inesperienza in campo internazionale.
Poco dopo la sua elezione, il papa era stato costretto a gestire la nuova situazione politico-religiosa creatasi con le "due guerre di religione": la guerra degli Ugonotti e l'in­surrezione dei Paesi Bassi (1562-1598). Le due vicende militari terminarono verso la fine del secolo con il risulta­to che la Francia e i Paesi Bassi meridionali rimasero fe­deli alla Chiesa di Roma, mentre in Inghilterra si conso­lidò la Chiesa di stato anglicana e in Scozia il Calvinismo; soltanto in Irlanda la maggioranza della popolazione ri­mase cattolica, poiché il popolo irlandese seppe opporsi con successo alla diffusione dell'Anglicanesimo nell'isola.
La fedeltà alla religione degli avi, rimasta viva per ope­ra dei religiosi locali e anche per opera dei missionari Cappuccini, divenne sinonimo di lotta contro l'Inghilterra, e nonostante l'aristocrazia cattolica venisse sostitui­ta con i "Landlords" inglesi, il popolo, pur oppresso e ridotto in condizioni di miseria, continuò a mantenersi fedele al Cattolicesimo.
Bibliografia
L. VON PASTOR, Storia dei Papi, v. X, Roma 1928.
E. IsERH - J. GLAZIK - H. JEDIN, Riforma e Controriforma, in Storia della Chiesa, Milano 1985.
POSSEVlNO, Memoriale per papa Gregorio XlV per la restaurazione cattolica in Germania del 1591, C. d. H 179 R 19, Biblioteca Ambro­siana Milano.
P. MIQUEL, Le Guerre di Religione, Bologna 1981.
O. CURRY, Lettura sui materiali dell'antica Storia irlandese, Du­blino 1861.
O. DONOVAN, Annali dei quattro Maestri, Dublino 1846.
LANIGAN, La storia ecclesiastica dell'Irlanda, Dublino 1829.
DIMocK, Expugnatio et Topographia Hibernica, Londra-Pickering 1857.
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