|
continua da
pagina 24 e proprio tale rivoluzione è il tema principale di
della mostra di Venezia aperta il 27 febbraio 2004 alla Collezione Peggy
Guggenheim col titolo: L’età di
Michelangelo. Capolavori dell’Albertina che presenta 70 capolavori
italiani del disegno e stampe del XVI sec. provenienti dalla collezione
dell’Albertina di Vienna.
La sua vocazione pittorica è infatti già evidente da un primo
studio giovanile ispirato ad un affresco di Masaccio. La lunga vita
dell’artista, 1475-1564, costituisce la cornice per i 66 disegni e le 4
stampe che illustrano lo sviluppo artistico di Michelangelo e dei suoi
contemporanei italiani, con esempi del pieno Rinascimento e del
Manierismo, a Firenze e Roma, oltre che a Milano, Perugia, Parma, Napoli,
Cremona, Genova, Bologna, Mantova.
A differenza della passiva contemplazione del bello, che porterà
al Manierismo, la concezione morale si dimostrò più adatta ad affrontare
i temi proposti con la Controriforma, che voleva fare della pittura sacra
un proprio strumento. Fra Bartolomeo e Raffaello furono i primi ad
apprendere tale cambiamento e ad abbandonare lo stile statico e aggraziato
del rappresentare la figura umana tipica del primo Rinascimento a favore
di una figura eroica, inserita in composizioni complesse e dinamiche.
Raffaello fu il principale beneficiario del mecenatismo papale, sia sotto
Giulio II che Leone X, dal suo arrivo a Roma nel 1508 fino alla morte
prematura avvenuta nel 1520. Questa mostra racconta come lo stile del
pieno Rinascimento si diffuse in tutta Italia, soprattutto grazie agli
allievi di Raffaello (Giulio Romano, Pierino del Vaga, Polidoro da
Caravaggio), e come in seguito, sviluppati gli elementi espressivi,
aggraziati e artificiali, si trasformò nel Manierismo italiano (Parmigianino,
Bandinelli, Beccafumi, Francesco Salviati, Vasari). Questo stile
decorativo fu poi importato in Francia da Francesco I e da Enrico II, che
commissionarono le decorazioni del castello di Fontainebleau a Rosso
Fiorentino, Primaticcio e Niccolò dell’Abate. Proprio in quel periodo,
in Italia, l’arte del disegno, sia come studio preparatorio sia come
opera in sé, raggiunse la sua massima espressione.Tra le opere di
Michelangelo sono esposti studi per il cartone della Battaglia di Cascina, per la volta della Cappella Sistina e per una Pietà.
Tra le diciassette opere di Raffaello sono esposti i famosi disegni per la
Madonna della melagrana, per la Sibilla
cumana degli affreschi di Santa Maria della Pace a Roma, oltre agli
studi preparatori per gli affreschi delle Stanze vaticane, per i cartoni
degli arazzi (Victoria & Albert Museum di Londra), per le Logge di
Leone X, e per l’ultimo suo grande capolavoro, la Trasfigurazione.
Altro celebre disegno esposto è uno studio caricaturale ad opera di
Leonardo da Vinci. I disegni sono completati da una incisione di
Marcantonio Raimondi (un capolavoro realizzato in collaborazione con
Raffaello), due xilografie a chiaroscuro di Ugo da Carpi, un’acquaforte
della Deposizione del Parmigianino. La mostra si chiude con un disegno
molto raffinato e dettagliato di Daniele da Volterra, protégé di Michelangelo quando questi era già avanti con gli
anni, Enea con fanciullo, basato
appunto su schizzi dello stesso Michelangelo.
L’idea e il concetto della mostra sono di dr. Klaus Albrecht Schröder
che ne ha selezionato le opere insieme al curatore ed autore del catalogo,
dr. Achim Gnann. Quest’ultimo ha curato in passato numerose
pubblicazioni su Raffaello, Polidoro da Caravaggio, Perino del Vaga,
Parmigianino e Michiel Coxcie, tra gli altri, e ha collaborato a numerose
mostre dedicate ai capolavori del disegno della collezione
dell’Albertina e ad artisti italiani del XVI sec., sia in Germania che
all’estero. In questo periodo sta lavorando ad una pubblicazione sulle
opere del Parmigianino. Il catalogo è pubblicato da Electa (in tre
edizioni: italiano, inglese, tedesco; euro 35). La collezione di disegni
dei grandi maestri dell’Albertina
di Vienna è in assoluto la più completa raccolta costituitasi in
forma privata. Il duca Alberto di Sachsen-Teschen (1738-1822) e la moglie,
figlia dell’imperatrice Maria Teresa, dedicarono la loro vita alla
creazione di questa collezione, arricchita in seguito dagli eredi.
Conservata nel palazzo settecentesco
|
dell’arciduca, la collezione
consiste di questa collezione, arricchita in seguito dagli eredi.
Conservata nel palazzo settecentesco dell’arciduca, la collezione
consiste attualmente di circa 65.000 disegni e 1 milione di stampe.
Con l'ingresso di Michelangelo in Vaticano l'antico dissidio tra
costrizione e libertà, ordine e ispirazione, che diventerà
caratteristico dell'artista moderno, penetra anche all'interno della
Chiesa, poiché Michelangelo è forse il più tormentato dagli
interrogativi aperti con la Controriforma. è noto che i dipinti della
Cappella Sistina, che sono il punto d'arrivo della spiritualità del
pittore, saranno anche oggetto di critiche feroci, non del tutto estranee
alla crisi esistenziale dell'artista, che concluderà la propria vita
dedicandosi prevalentemente alla scultura e all'architettura.
Un'eco della polemica suscitata dalla Controriforma può essere percepito
nell'altro grande appuntamento artistico di quest'anno: "Da Raffaello a Rubens" Disegni della Fondazione Horne a Palazzo
dei Benci a Firenze, mentre gli splendori della Controriforma sono il tema
di un'altra grande mostra: "Caravaggio
e il Genio di Roma", che dopo il grande successo di critica e di
pubblico ottenuto alla Royal Academy of Arts di Londra, approda a Roma
nella prestigiosa sede del Palazzo di Venezia, con il titolo "Il
Genio di Roma, 1592-1623", sotto l'Alto Patronato di Sua Maestà la
Regina Elisabetta II e del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi e con il patrocinio della Regione Lazio, della Provincia e del
Comune di Roma. Nata dalla collaborazione tra la Royal Academy of Arts e
la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Roma, la rassegna
presenta circa 160 opere, tra le quali un'imponente sequenza di dipinti di
Caravaggio. Un grande evento espositivo che si annuncia al grande pubblico
quale straordinaria occasione di incontro con la pittura del Seicento a
Roma. L'edizione romana della mostra, curata da Claudio Strinati e
Rossella Vodret, arricchisce le sezioni della edizione londinese, curata
da Beverly Louise Brown, con nuove opere di destinazione pubblica, dipinte
per Chiese, enti religiosi e personalità del mondo ecclesiastico. Nella
prima edizione è stato messo a fuoco il gusto dell'epoca, con i vari
settori d'interesse riferiti a una Roma dove fioriscono una quantità di
tendenze: tra esse, la pittura per i privati, i generi artistici come
" la natura morta", "i ritratti", "i
paesaggi" e "l'arte religiosa", evidenziando le preferenze
dei committenti.
Le novità romane apportano un eccezionale nucleo di opere e, in parallelo
alle valenze già esistenti, segnano un aspetto centrale: un panorama
storico e filologico e la cronologia degli artisti, con l'intento di
delineare appieno i contorni dell'esposizione che, illustrando una
rivoluzione di stile pittorico, racconta le vicende di una città, Roma,
ancora una volta al centro dell'arte europea. Il periodo compreso tra il
1592, quando Caravaggio arriva a Roma, e il 1623, fine del pontificato di
Gregorio XV Ludovisi, è una delle più grandi stagioni dell'arte di tutti
i tempi, punto di convergenza di artisti italiani tra i quali Caravaggio,
Annibale Carracci, Guido Reni e stranieri, come Rubens, Bril, Elsheimer,
giunti numerosi a Roma con nuovi stimoli creativi e diverse tendenze a
dare inizio alla grandiosa scena artistica di un secolo d'oro.
Lo stile creato in questi anni è stato definito dal '600 in poi «manierismo»,
con una connotazione negativa, arte «di maniera», legata alla pedissequa
imitazione dei grandi del Rinascimento, piegati più o meno abilmente alle
nuove esigenze celebrative di fasti cattolici. Ma l'Hauser, nella sua
celebre Storia sociale dell'arte, spiega bene come questa concezione sia
profondamente ingiusta, facendo osservare, al contrario, come il
manierismo sia, dopo il gotico, il primo grande stile internazionale che
sappia diventare un vero e proprio movimento europeo, il veicolo
attraverso il quale il Rinascimento stesso diffonde le sue conquiste dalle
botteghe italiane alle corti di tutt'Europa, ma anche un nuovo impulso di
superamento spirituale sconosciuto al quieto mondo rinascimentale, poiché
è frutto della nuova morale posta in atto dalla Controriforma.
2004 pare nascere sotto gli auspici di questa riscoperta: vedremo
anche un riavvicinamento dei Cristiani che riscoprono d'appartenere ad
un'unica Europa? Non sarebbe male!
Mary Falco |