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INTERVISTA A RÉGINE PERNOU: 1909-1998
di Mary Falco

Fondatrice del "Centro Giovanna d'Arco" conservatrice del Museo di Reims e per anni conservatore degli Archivi nazionali di Parigi nonché prestigioso docente universitario di storia medievale, la dottoressa Penoud ha iniziato la sua carriera letteraria con una storia delle crociate 1959 ed una della borghesia francese 1960-1962, poi ha voluto studiare in dettaglio la vita di donne famose come Giovanna d'Arco, Eleonora l'Aquitania, Eloisa (la sfortunata amante d'Abelardo) ed attualmente è nota non solo come medievalista, ma soprattutto come studiosa della condizione femminile nel Medioevo. Stanca dei soliti luoghi comuni, dette alle stampe un meraviglioso pamphlet, pubblicato in Italia da Bompiani, 'Medioevo, un secolare pregiudizio', dove smonta uno per uno tutti gli stereotipi. Da quelli dell'aneddotica (come la frase 'Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi' che a Béziers, nel 1209, non fu mai pronunciata) a quelli sulla condizione della donna (presentando il medioevo come un'isola 'femminista' sospesa fra due epoche maschiliste, l'antichità romana e il Rinascimento) raccontava: "Quando voglio mettere in difficoltà chi si ostina a sostenere che, per noi donne, la storia della Chiesa sarebbe stata solo sangue e lacrime, mi basta fare il nome del beato Roberto di Arbrissel e del suo ordine ''misto''". Questi monasteri misti, dove anche i re di Francia mandarono le proprie figlie, furono aboliti dai rivoluzionari francesi (i quali erano talmente illuminati da essere probabilmente abbagliati, dato che si spinsero a cacciare le donne anche dall’università cattolica della Sorbona). Non solo, ma la Pernoud aggiunge che fu il codice napoleonico "uno dei peggiori regressi per le donne, non più padrone nemmeno dei loro beni e sottomesse al marito, al padre, ai fratelli in un modo inconcepibile per i secoli "cristiani". È la borghesia agnostica, atea, massonica nata dalla Rivoluzione, non certo la spiritualità cattolica, che creerà la mistica sospetta dell'angelo del focolare". Naturalmente da contrapporre alla Madonna, che, come è noto, è sempre stata venerata fin dalle primissime comunità cristiane. Nessun insegnamento dottrinale della Chiesa è mai stato ginecofobico, casomai lo sono stati alcuni insegnamenti di alcuni teologi. Per il resto basta leggersi la Divina Commedia e la storia di santa Brigida di Svezia.
Nel 1994, passando per Parigi, le chiesi di paragonare la condizione femminile della donna medioevale in guerra a quella di tante donne bosniache allora in guerra.
R: - E' quasi impossibile istituire un raffronto come quello che lei mi chiede. C'è un totale disaccordo riguardo alla donna nel Medioevo, purtroppo c'è ancora che considera questo periodo come un lungo sonno della ragione e di tutti i valori civili, mentre per quanto riguarda la donna siamo forse di fronte al problema contrario: troppa idealizzazione, troppa razionalizzazione, il suo ruolo era enormemente idealizzato, fino ad essere inaccessibile. Sì, forse essere donna nel Medioevo era difficile, ma solo perché da ogni donna ci si aspettava il massimo, il modello, si sa, era la Vergine Maria, vista come massima perfezione a cui potesse giungere la creatura umana.
D: - Questo vale probabilmente per la gentildonna, cantata dai poeti, ma le altre?  

R: - La gentildonna era forse più severa con se stessa, spesso diventava inaccessibile fino a perdere il contatto con la realtà e soffrirne. Ma l'idealizzazione della donna era comune a tutto il genere femminile, anche se forse non tutte ne erano altrettanto consapevoli.
D: - Questo si trasformava in effettive leggi a favore della donna?
R: - Bisogna chiarire bene che cosa s'intende per "a favore" se pensiamo all'attuale scopo delle femministe, la parità dei sessi, no, il Medioevo non poteva neppure concepire un'idea del genere... ma solo perché metteva la donna ad un gradino più alto.
D: - Questo le dava diritto effettivo, legale a qualche cosa di più? Non era piuttosto un comodo pretesto per scartarla dalla vita quotidiana?
R: - Questo ha portato alla "paix de Dieu", costituita nel 989 da un concilio di vescovi e prelati riunitisi a Charroux, è la prima vera tregua che la storia ricordi. In quest'occasione si decise che tutto ci• che era di sesso femminile, non solo la donna dunque, ma perfino la mucca o la gallina del cortile, doveva essere rispettato, pena leggi gravissime; non dimentichiamo d'altra parte che tra i cosiddetti "Barbari" la violenza carnale era punita immediatamente con la condanna a morte. Questo alto concetto della femminilità si è mantenuto almeno fino al XV secolo...
D: - Cioè ai tempi di Giovanna d'Arco!
R: - Certo, senza togliere nulla ai suoi meriti, la sua figura di fanciulla che guida una schiera di soldati sarebbe stata inconcepibile senza il concetto di "paix de Dieu" e tutto ci• che sta dietro.
D: - Ma che cosa è successo dopo?
R: - Volendo sintetizzare in poche parole potremmo dire che ci siamo abituati alla morte. Il Medioevo considerava ancora la morte, nonostante tutto, come un fatto straordinario, inaccettabile, per questo si nutriva di un'altissima aspettativa dell'aldilà... anche se la vita, di fatto, era fragile e brevissima. Ora noi potremmo vivere meglio, ma ci siamo lentamente ed inesorabilmente abituati ad accettare la morte come un fatto quotidiano e di conseguenza anche la nostra vita ne è rimasta per così dire avvelenata.
D: - Direi che questo non ha molto a che vedere coi rapporti tra uomo e donna...
R: - Io invece direi proprio il contrario: quella donna, anzi, quella femmina che la "paix de Dieu" ordinava di risparmiare era potenzialmente una madre. Oggi abbiamo sganciato il concetto di maternità da quello di femminilità, forse credendo di emancipare la donna... invece l'abbiamo solo separata dalla sua più profonda ragion d'essere. Il risultato è l'orrore che i giornali documentano ogni giorno. … tornai in Italia con la mia intervista, che andava appunto inserita in un dossier sulla guerra… e non avemmo il coraggio. La voce di Régine, così limpida nonostante gli anni, meritava ben altra cornice. Cominciammo a lavorare ad una cornice più degna, riprendendo gli studi sul suo personaggio preferito: Giovanna. Ma nel frattempo la guerra in Bosnia terminò e l'intervista rimase nel cassetto. Dopo la sua morte ho pensato che è forse una delle ultime sue testimonianze… e purtroppo ancora tanto attuale, basta sostituire la parola Bosnia con Iran. Tutto il resto continua…

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