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DIRITTI  E  DOVERI  DEL  SERVIZIO  D’INFORMAZIONE
di Alberto Virgilio*

Nel corso della cerimonia  svoltasi al Quirinale per la  consegna  del  premio cronista 2OO3  il  Presidente della Repubblica ha  colto l’occasione per segnalare  l’esigenza che gli organi d’informazione adottino criteri di equilibrio nella divulgazione delle notizie perché gli italiani sono stanchi di un bombardamento continuo di negatività, di immagini che suscitano preoccupazione e ansia,  ma  chiedono sempre più di avere conoscenza anche di modelli e comportamenti positivi , d’impegno sociale e nobiltà d’animo, di dedizione al prossimo e di sentimenti.
Ha  segnalato infine che esiste un Paese migliore di quello che si vede ogni  giorno attraverso i mass-media e che nella nostra provincia ci sono stimoli, ricchezze, spunti originali e opportunità che non conosciamo abbastanza.
Nell’esprimere  queste valutazioni e  nell’esortare  gli organi d’informazione a  tenerne  conto , la voce del  Presidente si è resa interprete del sentimento del nostro popolo, di un desiderio insito nella  coscienza  collettiva.
Le  parole di Ciampi non intaccano ovviamente il  principio della  libertà di stampa e di manifestazione del pensiero, sancito e garantito  dalla Costituzione,  ma  hanno  il solo scopo di  richiamare  con delicatezza ma anche con  energia  l’attenzione di tutti gli organi  d’informazione sugli effetti  pregiudizievoli che in taluni casi possono derivare dalle modalità di esercizio del diritto di cronaca .
Il discorso vale soprattutto per la televisione , la quale gode di un privilegio di fatto su ogni altro mezzo diffusivo, in quanto penetra in tutte le famiglie con l’irresistibile fascino delle immagini , oltre che della parola , e dovrebbe perciò possedere il crisma  della verità e della cautela  nello  svolgimento di qualsiasi programma, sia di semplice notiziario sia di spettacoli di ogni specie.
Nell’odierna società non esiste infatti alcun evento o avvenimento , piccolo o  grande, che non venga filtrato dalla Tv  prima di giungere all’immenso numero dei destinatari.
Una tale condizione di assoluta preminenza del  mezzo televisivo dovrebbe suggerire ai  responsabili del delicato  servizio d’informazione la  massima  ponderazione e  il  massimo  scrupolo  nella  scelta  delle  modalità divulgative di fatti e notizie,  nonché  una grande  prudenza nella  redazione  dei  commenti che  di  solito accompagnano, a titolo di accattivante e colorito contorno, i diversi avvenimenti.

La  preferenza  accordata  di  regola  alla  cronaca  cosiddetta nera,  riguardante cioè gli aspetti del  male  che  travaglia  la società,  la  suggestione delle  relative  immagini spesso insistentemente ripetute, e  infine  la  descrizione  talvolta cruda  dello  svolgimento dei fatti, possono suscitare sentimenti, emozioni, stati d’animo di grande intensità, specialmente nei  minori e nei soggetti  psico-labili, per  cui  la  deontologia professionale dei titolari delle diverse reti televisive, volta a scongiurare tali conseguenze, assume  il carattere  di un imperativo categorico che  non ammette deroghe di nessun genere, e tanto meno consente quella specie di gara  tra la trasmittente pubblica ( cioè la Rai ) e  le  reti  private, con l’unico scopo di ottenere maggiori ascolti.
Sotto il profilo specificamente indicato dal Presidente Ciampi, si rende indispensabile anche  la  divulgazione di  notizie su condotte meritevoli  di  plauso  per espressione di bontà, di  amore  verso i poveri e i sofferenti, nel  segno  dell’umana solidarietà ( che  non mancano certamente  nella  vita  quotidiana ) perché  la  conoscenza  di  tali  notizie ha  la  capacità di ingentilire lo spirito degli spettatori, spingedolo a considerare  il  bene  come  vittorioso correttivo e  rimedio  contro il male.
Questa  esigenza  deve  essere  appagata  anche  negli  spettacoli e nelle  trasmissioni  di  ogni  tipo,  la  cui  funzione  formativa  ed  educativa  non  può essere  improntata a  criteri  diversi, ossia  orientati unicamente  all’aumento  dell’indice  di  ascolto.
I rilievi di Ciampi hanno  peraltro il  suggello  della  normativa  che  disciplina  il  rapporto di  concessione  alla  Rai  del  pubblico  servizio d’informazione.
In  tale  normativa  (  valida  sul  piano  deontologico anche per le trasmittenti  private )  sono elencate le  seguenti  caratteristiche: pluralismo, obiettività, completezza e  imparzialità  dell’informazione, apertura  alle  diverse  opinioni, tendenze  politiche , sociali, culturali e  religiose,  nel  rispetto delle  libertà garantite  dalla  Costituzione. È  una  vasta  gamma  di  finalità da  perseguire, nella  quale  rientrano  tutti  gli  aspetti della  vita  associata, senza  preferenze  per  alcuni  settori  a  discapito  di  altri, in  modo  che  la  pubblica  opinione  possa  trarre  dal  servizio  d’informazione e dall’insieme dell’attività  radiotelevisiva  un  quadro  complessivo  corrispondente  il  più  possibile  alla  realtà  sociale.
      *Procuratore generale onorario 
della  Corte  suprema  di  Cassazione 

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