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Recensire un romanzo è certamente un parlare di cose
altrui e quindi vi è sempre una forte dose d’inesattezza, perché quasi
mai gli autori accettano il pensiero di chi lo commenta o ancor peggio di
chi ha la pretesa d’essere critico sulla propria capacità letteraria.
Premesso
questo, passiamo a dire la nostra sul romanzo, “Ragnatela Dimensionale”
d’Annarita Petrino. L’autrice è una giovane dottoressa alle prese con i
bambini della scuola materna, già il fatto che insegni a bambini della più
tenera età e che si occupi di fantascienza, acquisisce un merito particolare
non da poco. Visto che i bimbi sono paragonabili a contenitori vuoti ed
hanno bisogno di immagazzinare nella loro mente sgombra da fattori di ogni
genere, è necessario dotarli di tantissima fantasia, Annarita dimostra di
possederne all’infinito, infatti, è capace di inventarsi una galassia
(Star) del sistema “Stella Universale”, dargli un popolo di ermafroditi
che interagisce con gli uomini del pianeta Terra.
Il popolo inventato da Annarita è fatto da umanoidi con nomi provenienti
dal bagaglio letterario della Petrino, ci piace citare alcuni nomi: Ianthe,
Ariadne, Marion, Audrey, Daphne e Asophix.
Questo popolo a differenza dei robot è dotato di sentimenti anche se è
indicato con un termine inglese “Cyborg” che vuol dire proprio Robot, è
ambientato nell’anno che verrà 2225.
Per noi è una simpatica presa in giro dell’era tecnologica e telematica
del momento che sta vivendo.
L’autrice è riuscita a tessere una trama tra umanoidi e un “programma
per la salute pubblica” non meglio definito che riesce a collegarsi e
materializzarsi sfruttando Internet o una rete immaginaria parallela, con le
due
dimensioni,
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quella reale degli uomini e quella creata dalla loro fantasia, ma il
programma riduce gli uomini ad esseri ermafroditi ed a vivere una realtà
piatta e vuota.
Ovviamente l’autrice si lascia sfuggire forse volontariamente alcune
contraddizioni, come: l’affermazione di trovarsi di fronte ad esseri
privi d’emozioni, ma subito dopo afferma che s’impauriscono e tremano
al solo cambiamento di tono della voce di un umano, quindi a nostro avviso
questi esseri sono capaci d’emozioni e sono anche in grado di provare
sentimenti, quando palpano il seno dell’umana creatura. Il problema è
poi chiarito quando afferma che il programma riesce ad assimilare tutto
quanto è nelle prerogative umane.
La trama è abilmente congeniata tra politica, diritti sociali, religione
(vedi la fine del mondo) e la scienza; Annarita usa tutto lo scibile
umano, ma soprattutto la letteratura sia classica sia moderna ed è in
grado di cogliere i momenti che l’umanità si prepara a vivere.
Per la politica vedi il (Principe di Niccolò Machiavelli), per la fine del
mondo vedi i programmi telematici capaci di assimilare tutti i fattori
umani: sensibilità, sentimento, riflessione, dolore, invidia,
appropriazione di dati riservati, sanità pubblica, il matrimonio, il
sentimento dell’amore.
Quest’ultimo sentimento si manifesta dietro un’indagine di se stessa
fatta con circospezione e man mano che si addentra in sé conosce
fattori nuovi del proprio io che a volte fanno piacere e a volte piacciono
meno.
L’autrice è presente in tutto il testo e fa dell’amore un altare da
venerare.
In questo romanzo c’è di tutto, naturalmente deve essere
letto sotto l’aspetto avveniristico e con uno sguardo al passato. |