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IL  RITORNO  DEI  SAVOIA  IN  ITALIA 
di Alberto Virgilio *

IL M.O.S.E.- PROBLENI A VENEZIA 
di Andrea Moretti

Dopo  oltre  mezzo  secolo  agli  eredi  di  Casa  Savoia  è  stato  consentito  il  rientro  in  Italia  perché  è  stata  abrogata  la  XIII  disposizione  della  Costituzione  che   ne   stabiliva  l’esilio.
Così  ,  dopo  una  lontananza  tanto  lunga  e  sofferta   Vittorio  Emanuele  ,  figlio  dell’ex Re  Umberto II ,  ha  potuto  rivedere  il  Palazzo  del  Quirinale  dal  quale  si  allontanò  quando  era  ancora  un  fanciullo  ,  mentre  per  suo    figlio  Emanuele  Filiberto  e  anche  per  la  moglie Marina  Doria   si  è  trattata  della  prima  volta  dell’ingresso  nello  storico  edificio  che  fu  sede  di  Papi  e  di  Re.
La  visita  fatta  al  Presidente  Carlo  Azeglio  Ciampi  e  le  altre  visite al  Presidente  del  Consiglio  Silvio Berlusconi  e  al  Presidente  del  Senato  Marcello  Pera   hanno  assunto  il  significato  di  un  atto  di  omaggio  di  tutta  la  famiglia  Savoia  alle  Repubblica  e  alle  sue  istituzioni.
Particolare  gesto  di  patriottismo è  stato  inoltre  l’omaggio  all’Altare  della  Patria  e  al  Milite  ignoto  che  esprime  la  riconoscenza  del  nostro  Paese  a  tutti  i  combattenti  caduti  in  battaglia  nelle  diverse  epoche  della  storia.
Significativa  infine  è  stata  la  visita  resa  dai  Savoia  alle  Fosse  Ardeatine  ,  dove  riposano  le  spoglie  dell’eccidio  perpetrato  nel  1944.
Con  questi  comportamenti i  componenti  della  Casata   ex  regnante  hanno  dato  prova  di  saggezza  politica  e  umana  ,  immedesimandosi nel  clima  mutato  in  Italia  dopo  l’avvento  della  Repubblica.
Non  va  peraltro  dimenticato che  gli  attuali  componenti  di  tale  Casata  non  sono  direttamente  responsabili degli  eventi  che  portarono  alla  seconda  guerra   mondiale  del  194O-45  perché  all’epoca  Vittorio  Emanuele  era  soltanto  un  bambino  mentre  Emanuele  Filiberto  non  era   ancora  nato.
Con  comprensibile  commozione  degli  interessati  si  è  svolta  poi  la  cerimonia  della  messa  in  suffragio  per  gli  ex  regnanti  di  Casa  Savoia  celebrata  al  Pantheon  dal  Capitolo che  officia  in  tale  monumento.  Il  desiderio  di  Vittorio  Emanuele  di  riunire  nel  tempio  le  spoglie  dei  genitori  è  umanamente  comprensibile  e  ammirevole  perché  corrisponde  a  un  sentimento  di  venerazione  e  di  affetto  che  tutti  nutrono  nei  confronti  dei  propri  cari.
Volendo  commentare  nel  suo  insieme  l’avvenimento  del  rientro  in  Patria  della  famiglia  Savoia  può  dirsi  che  è  avvenuto  nel  modo  migliore  ,  con  discrezione  e  modestia  da  parte  degli  esuli  e  con  il  compiacimento  della  generalità  della  pubblica  opinione , la  quale  avvertiva  da  tempo  l’ingiustizia  di  un  così  lungo  periodo  di  sanzioni  a  carico  di  persone  incolpevoli.
Sarà  ovviamente la  storia  ,  quando  saranno  trascorsi ancora  molti  decenni  dai  fatti  della  prima  metà  del  secolo  scorso ,  a  pronunciare  un  giudizio  definitivo  sulle  responsabilità di  tanti  eventi  dolorosi , ma  per  il  momento  i  Savoia  hanno  il  pieno  diritto  ,  come  cittadini  italiani  ,  di  risiedere  nel  loro  Paese  e  di  svolgere  una  libera  attività  lavorativa  senza  preconcetti  di  alcun  genere .
In  definitiva  può  affermarsi  che  si  è  chiusa  una  pagina  dolorosa  per  gli  interessati ,  con  soddisfazione  generale  anche  di  tutto  il  popolo italiano  ,  il  quale  è  saldamente  ancorato  al  sistema  politico repubblicano , ma  ha  anche  rispetto  per  i  nuovi  arrivati  che  senza  alcuna  loro  colpa  sono  stati  lungamente  tenuti  al  bando  dalla  propria  terra.
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Alberto Virgilio Procuratore generale onorario della Corte di Cassazione

Il 16 maggio 2003 l’onorevole Silvio Berlusconi, ha gettato la prima pietra del M.O.S.E.: un sistema di dighe mobili che impedirebbero che nei periodi di massima escursione delle maree che Venezia sia invasa dai flutti. La soluzione non è nuova, ma è stata finanziata più e più volte dal governo Italiano, con l’aiuto anche di contributi stranieri e adesso è stata riproposta alla Comunità Europea , che ha dato l’ok ed ha elargito altri stanziamenti. L’inaugurazione è avvenuta quasi di sorpresa e non nel luogo dove questa diga dovrebbe sorgere bensì nell’Accademia Navale Militare Francesco Morosini. Ma qual è il motivo di tutta questa discrezione? Molto probabilmente per evitare le molte contestazioni. Infatti il M.O.S.E. non è l'unica possibilità, sicuramente la più dispendiosa, onerosa e col maggior impatto ambientale.
Molto spesso ci si dimentica che la laguna non è occupata solo dalla città di Venezia, ma per più di tre quarti è un immenso bacino che ospita flora e fauna di molte specie, alcune prettamente autoctone. La laguna è da millenni una delle tappe delle rotte migratorie. Utilizzare delle dighe che impediscano il rifornimento anche per poche ore di acqua nuova ossigenata e piena di sostanze nutritive per tutto l’habitat lagunare vorrebbe dire fare volontariamente l’ennesima strage di un patrimonio naturale messo già in crisi dalla vita moderna. Per di più queste dighe dovrebbero avere una parte di controllo ed adibita al passaggio delle navi (durante i periodi di chiusura) costruita sulle estremità dei lidi che formano le bocche di porto. Ulteriore stupro del patrimonio naturale dato che in questi luoghi sono oasi del W.W.F. che andrebbero rase al suolo.
Innumerevoli poi sono i problemi idrodinamici che le realizzazione di una diga mobile pone. Infatti la dimostrazione pratica non è stata fatta in mezzo alla corrente delle bocche di porto! La portata di ogni singola bocca di porto in periodo di marea non eccezionale è paragonabile a quella di un grande fiume Europeo in piena, la portata d’acqua lagunare deve considerarsi dunque pari se non superiore a tre fiumi. Se le dighe mobili cedessero sarebbe un disastro, perché una semplice acqua alta si trasformerebbe in una catastrofe.
Altri metodi molto più semplici potrebbero gradatamente risolvere il problema e sicuramente costerebbero la metà.
Per evitare l’acqua alta si potrebbe lasciare spazio ai metri cubi d’acqua che il mare introduce in laguna, per far ciò bisognerebbe innanzitutto eliminare interramenti fatti recentemente come quello della terza zona industriale di Marghera (praticamente inutilizzata) e ridurre il più possibile la prima e la seconda (molti sono gli spazzi inutilizzati e la maggior parte degli impianti presenti è obsoleta e pericolosa) l’eliminazione di qualcosa come cinquanta milioni di metri cubi di terra nell’alloggiamento lagunare sarebbe già utile per l’abbassamento delle maree. Poi vanno riorganizzati gli interventi di cura dei canali, opera di manutenzione che nei secoli passati era una consuetudine, è da più di cinquant’anni caduta in disuso. Oggi quelli che a prima vista possono sembrare lavori per lo “scavo dei rii” sono in realtà lavori di restauro delle malconce rive, neanche un metro cubo di fango viene più sottratto ai canali. Riportare poi le bocche di porto alla dimensione originaria eliminando il canale dei petroli sostituendolo con un molto più sicuro oleodotto farebbe si che la portata delle maree non sia poi così dannosa per la città. Infine si potrebbero spostare le dighe delle bocche di porto, ridisegnandole; ciò impedirebbe l'attuale trasformazione in veri e propri imbuti per le marea quando soffia forte scirocco.

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