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LUCI  E  OMBRE  DELLA DEVOLUTION
di Alberto Virgilio

Il  Consiglio  dei  ministri  ha  approvato  il  disegno  di  legge   predisposto  dal  ministro  Enrico La Loggia   per  mettere  ordine  nella  complessa  e  delicata  materia   di  revisione  del  titolo  V  della  seconda  parte  della  Costituzione.
Va  ricordato  che  la   precedente  modifica  realizzata  con  la  legge  n. 3  del  2001 , varata  dal  governo  di  centro-sinistra ,  aveva   determinato  una grande  confusione  giuridica  e  interpretativa  circa  le  competenze  dello Stato  e  degli  enti  territoriali ,  che  non  aveva  tardato  a  riflettersi  sul  numero dei  ricorsi  proposti  alla  Corte  costituzionale per  dirimere  i  conflitti  di  attribuzione tra lo  Stato  e  tali  enti  o  anche  tra  questi ultimi.
Tra  l’altro  ,  nell’art. 114  risultava   che  la  Repubblica  era  costituita  dai  Comuni , dalle  Province  , dalle  Città  metropolitane , dalle  Regioni  e  dallo Stato  ,  per  cui  sembrava  che  quest’ultimo  fosse  una   semplice  frazione  della  Repubblica  e  non  s’identificasse  invece  con  essa.
Una  siffatta  disposizione sarebbe  comunque  inconciliabile  con  il  principio  fondamentale  enunciato  nell’art. 5  della  Costituzione ,  non  toccato  dalla  riforma  ,  che  dichiara  la  Repubblica  una  e  indivisibile.
I  nostri nonni  ci  raccontavano  che  il  1861  fu  un  anno  memorabile  nella  storia  d’Italia  perchè  in  tale  anno  si  realizzò  il  sogno  risorgimentale  dell’unità  dell’intero Paese , dalle  Alpi  alla  Sicilia ,  in  una  Patria  unica   sotto  il  simbolo  del  Tricolore.
Questo  patrimonio  storico  e  morale  non  può  essere  sottovalutato  nell’attuazione  della  cosiddetta  devolution  tanto  fortemente  voluta dal ministro Umberto Bossi ,  la  quale   va  più  propriamente  intesa  come  fenomeno  di accentuato  decentramento  di  poteri  a  vantaggio  delle  Regioni  e  anche  degli  altri  enti  locali , allo  scopo  di  ottenere  una  più  efficace  gestione  degli  interessi  particolari  riguardanti  ciascuna  entità  geografica  del  Paese. A  questo obiettivo  è  rivolta  la  legge
 recentemente  approvata  dal  Consiglio

dei Ministri  , la  quale  dovrà  comunque  essere  coordinata  con  l’altra  legge  Bossi   (circa  la  competenza  esclusiva delle  Regioni  in  materia  di  organizzazione  sanitaria  e  scolastica , di programmi  scolastici d’interesse  regionale , di polizia locale  e  in  altri  settori )  che  sta  percorrendo  un’autonoma  via  parlamentare.
Il  testo  unificato  dei  suddetti  provvedimenti  dovrà  essere  poi discusso  in  Parlamento  secondo  la  procedura  prescritta  dall’art. 138  della  Costituzione ,  trattandosi  di  modifiche  da  introdurre  nella  Carta  fondamentale.
E’  sommamente  auspicabile  che   in  sede  parlamentare  si  provveda  con  maggiore  dettaglio  a  ribadire  che  l’unità  dello  Stato  non  è  in  discussione  e  che  il  potere  legislativo  attribuito  alle  Regioni  in  materie  fondamentali  deve  essere  in  ogni  caso  ispirato  al  principio  di  solidarietà  sociale ,  in  modo  che  non  si  risolva  in  ancora  più  marcata   differenza  ,  soprattutto  di  risorse  economiche , tra  il  Nord  e  il  Sud.
Inammissibile  sembra  infine  (  come  peraltro  è  stata  già  sostanzialmente  ritenuta  dalle  maggiori  formazioni  politiche  della  Casa  delle  libertà )  la  proposta  Bossi  di  creare  quattro  vice-capitali  nelle  sedi  di  Milano ,  Firenze  , Napoli  e  Palermo.
Una  siffatta  soluzione , oltre che   rivelarsi  inconciliabile  con  la   tradizione storica sopra ricordata , comporterebbe  una  sostanziale  suddivisione  del  territorio  nazionale  in  quattro  differenti  realtà  sociali , a  tutto  svantaggio  del  Mezzogiorno.
La  devolution  benvenga  nei  suoi  aspetti  positivi  , ma  non  alteri  gli  equilibri  politici , economici  e  sociali  dell’intera  nazione , come  sanciti  nella  Costituzione  del 1948 ,  che  fu  elaborata  da  insigni  giuristi e  uomini  politici.
E’  questo  l’auspicio  che  sembra  doveroso  formulare  sul  delicato  tema   di  revisione  costituzionale. 
Da il Quotidiano della Basilicata del 17.04.03
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