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IL GIORNALE DI VIAGGIO DI PAOLO ANDREANI (1788)
di Pietro Giovanni Lucarelli

Un tascabile da non perdere per un viaggio in montagna, è certamente quello curato da Emilio Fortunato, colobrarese di nascita e milanese di adozione, che lavora all' Archivio di Stato di Milano. Il volume consta di 141 pagine che ripercorrono la vita e i viaggi di Paolo Andreani, nato a Milano il 27 giugno 1763, primo italiano a emulare il volo dei fratelli Montgolfier.
È un nobile che ama la natura e vuole avvicinare la scienza della terra (conoscenza) a tutti gli amanti del bello.
Infatti il viaggio, racconto storico, o meglio: "Lettere" che trattano argomenti  fisico-scientifici, che raccolgono articoli di notevole interesse chimico-fisico ed eudiometrici, (studi dell'aria e dei gas).
Andreani è un giornalista-scrittore che a modo suo vuole far passare tra i suoi scritti la storia divulgativa e non quella di ricerche e lunghi studi sui libri, quasi a volerla foggiare con l'intuizione che il luogo  suggerisce al visitatore e lo descrive a modo di radiografia.
I suoi scritti segnano l'inizio di una più assidua divulgazione delle conoscenze montuose, infatti si abbandona l'idea di considerare i monti orridi posti e si comincia a studiare la geografia, la fisica, la mineralogia, la climatologia, l'orografia ed altro ancora, che riguarda i monti, come ad esempio si inventano le guide turistiche.
La montagna cessa di essere considerata simbolo di povertà o come  ostacolo sia al commercio che agli spostamenti militari così come l' agricoltura, (la più benevole definizione era quella di considerare i monti dimora delle divinità, ovvero luoghi impossibili da raggiungere).
Andreani ha una felice vena descrittiva soprattutto su quello che 

 rappresenta la montagna; "... giacché in codesti monti non fu la natura avara dei suoi tesori: ma nelle mani di preti alieni per dovere del loro stato a grandiose speculazioni, e troppo poveri per intraprènderle con vantaggio".
Questa spiegazione è valida soprattutto nel meridione d'Italia che la povertà contadina è rimasta tale fino dove all' attuale generazione di cinquantenni. Mentre le generazioni che seguono sono pronte e già riescono ad individuare ricchezze inestimabili che i padri non vedevano in quei luoghi.
Andreani fissa la sua attenzione sulla gente della valle e più precisamente sulle donne costrette a lavorare nei campi più degli uomini, visto che questi ultimi svolgono il loro lavoro fuori delle loro valli; ma le loro alpestri abitazioni sono sempre aperte al visitatore che viene accolto con una straordinaria larghezza di cuore.
Paolo Andreani si può definire un esploratore e scopritore dei tanti pericoli che la montagna nasconde ai non esperti: lui registra e spiega come devono essere affrontati: l'uomo ha voglia di rendersi utile per i visitatori, e da qui nasce l'idea di creare una guida della montagna come abbiamo accennato all'inizio di questa recensione.
Ecco, dunque, l'opera di Paolo Andreani che ha centrato l'obiettivo: non bisogna dare per scontato quello che a prima vista può apparire, ma bisogna andare ad indagare fino ad ottenere l'ultima risposta alle possibili domande che il luogo suscita.
Da "il Quotidiano della Basilicata" del 9/05/2003

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