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"RICERCHE STORICHE A DISTANZA"

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Bernardo Bossì di Milano; i canoni arretrati dovuti dal Carafa al Luogo Pio per il suddetto palazzo fino al 28 settembre 1806 vengono stabiliti in lire milanesi 14.400; le restanti lire 19.600 vengono versate al Carafa dal Luogo Pio “in buoni denari d'oro e d'argento sonanti e alle veglianti gride di Milano”.
Con la ratifica dell'atto di transazione seguita tra il principe di Colobraro e il Luogo Pio Trivulzio in data 29 ottobre 1807, rogato dal notaio di Milano, Giorgio de Castilia, ebbe fine l'annosa questione ereditaria.
La Regia Camera della Summaria compromette il "buon fine" della vendita del feudo di Colobraro.

Il giorno 20 del mese di aprile 1689, nella sala dell'ospedale di S.Maria della Pace di Napoli, alla presenza del Notaio de Conciliis, Domenico Carafa vende a Diego Pignatelli, duca di Monteleone, al prezzo di ducati 16.000, il feudo di Colobraro, libero da ogni peso, eccetto il "feudo servizio" della tassa di successione patrimoniale (ius relevii) e del diritto che la Regia Corte esercita sulla spremitura delle olive (ius trapeti).
Queste le modalità di pagamento concordate: ducati 3000 da pagarsi in contanti e 5000 dopo sei mesi, senza interessi; per la somma residua di ducati 8000 fu, invece, accordata a don Diego la possibilità di estinguerla in una o più rate, ma all'interesse legale del 5%.

Come tutte le alienazioni di particolare peso patrimoniale (tale può essere la vendita di un feudo), anche questa che presentiamo è corredata da voluminosi allegati con la descrizione dettagliata dei beni da alienarsi, sia burgensatici che feudali.
Ne elenchiamo alcuni, "in vulgari eloquio expressis": "chianca e stalla, la difesa seu Mezzana della Finata.. le due difese nominati Sorianni (sic) e Pietrapertosa... il molino…. il territorio della Sulla seu Barrata. ...le due vigne….l'Oliveto, una casa palatiata nella strada del Castello, un basso sito nella strada di Santo Nicola, posto sotto la casa di don Giuseppe di Virgiliis, l'affitto della casa del Filato et li celsi".
Secondo questa 
analisi, l'atto presenta tutti quegli elementi ("notitia" del negozio giuridico, ricevuta del prezzo, descrizione dei beni e "coherentìae"), perché esso possa ritenersi concluso; tale sarebbe stato, se non fossero però intervenute alcune circostanze esterne ai patti convenuti, che compromisero in parte il "buon fine" della vendita, ovvero il pieno possesso della sostanza patrimoniale nei termini temporali fissati: due fra queste, le più importanti, sono senza dubbio la morte di Diego Pignatelli, sopravvenuta alcuni mesi dopo il pagamento della seconda rata e, sopratutto, il ritardo con il quale la Regia Camera della Summaria concesse il Regio Assenso alla alienazione del feudo.
Se la morte dell'acquirente creò problemi di successione ereditaria, risolti alla fine con l'infeudazione del fratello Nicolò, il mancato assenso produsse invece un grave danno economico ai duchi di Monteleone; infatti, la terra di Colobraro, dopo circa dieci anni dalla stipula dell'atto, risultava ancora intestata a Domenico Carafa, che continuava a percepire dall'Università i proventi delle tasse derivanti dall'esercizio dei diritti feudali.
Questa anomalia cessò l'8 dicembre 1698, quando, finalmente, la Summaria approvò il passaggio di proprietà del possedimento e la conseguente iscrizione del nuovo feudatario nei Regi Quinternioni. Nicolò Pignatelli, comunque, ne ottenne il pieno possesso solo nel 1706, allorché con "fede di credito del Banco di San Giacomo", saldò l'ultima rata della vendita.
                                                                                          Emilio Fortunato 

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