GIUSTIZIA
E GIUDICE Fin dal momento in cui
intrapresi la professione di magistrato ho coltivato una mia concezione
della giustizia.
Mi apparve subito che ergersi a giudice dei propri simili fosse un
arbitrio, anche se necessario per assicurare la pacifica convivenza.
La tremenda responsabilità che incombe sul magistrato non può essere
mitigata soltanto dal senso di grande umiltà nell'esercizio della
funzione.
Il peso di tale responsabilità deve indurre a ritenere che nella condanna
di un proprio fratello il giudice condanna anche sé stesso.
Questa non è retorica perché esprime la condizione psicologica di chi è
"condannato" a parlare per tutti in nome del popolo, assumendo
esclusivamente a suo carico il tormento di punire severamente un fratello caduto.
COME SI AMMINISTRA LA GIUSTIZIA La
vera giustizia è un obbiettivo che trascende le possibilità dell'uomo.
In quella terrena i sacerdoti di questa sorta di religione secolare devono
comunque ispirarsi a due massime essenziali:
1°) - La legge è fatta per l'uomo e non l'uomo per la legge; 2°) -
Nell'applicare la legge non va ,mai trascurato il principio della carità,
che in ogni situazione offre sempre uno spazio per contemperare il rigore
del precetto giuridico con il senso della comprensione umana.
Solo così la giustizia dell'uomo verso l'uomo può essere spoglia di
arroganza e di sopraffazione. |
IMPOPOLARITÀ DELL'UOMO DI CULTURA
L'uomo di cultura non è mai guardato con molta simpatia.
Mi capitò una volta di ascoltare il giudizio espresso nei confronti di un
grande studioso che dedicava la sua vita ad approfondire tutti i settori
dello scibile.
Il giudizio fu questo: "È una brava persona, ma fa schifo perché sa
troppe cose!".
Nessuno commento da parte mia a quelle parole.
LE DUE FACCE DELLA SOLITUDINE
La solitudine, come le medaglie, ha due facce.
Da un verso significa emarginazione, punizione, isolamento dalla comunione
sociale; dall'altro denota e valorizza una funzione di medicina che preserva
da ogni contaminazione o coinvolgimento di carattere negativo.
Specialmente nell'età avanzata diventa prevalente questo secondo profilo.
Essere in compagnia soltanto di sé stessi, senza interferenze o dissonanze
esterne, può diventare una condizione di catarsi dello spirito.
Personalmente avverto sollievo nel ritiro del mio studio, circondato da una
grande quantità di libri allineati silenziosamente negli scaffali.
Viaggio con il pensiero lungo tutto il corso della mia vita,riascolto le
voci dell'infanzia e dell'adolescenza, rivedo in fotogrammi immaginari i
volti e i luoghi che mi sono cari.
La memoria non si arresta davanti alle pareti dello studio: le supera con
grande facilità e va oltre lo spazio e il tempo.
Senza la vocazione per il ricordo (etimologicamente ricordare significa
ricevere nel cuore le vicende del passato) l'anziano sarebbe privato di uno
dei pochi conforti che gli consentono di sopravvivere.
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