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Si
fa un gran parlare di prodotti autoctoni, e tutti corrono a registrare le
qualità possedute.
Nessuno pensa di cercare nel passato quelle
qualità che oggi ci si affanna ad inventare, quando ci si potrebbe
rivolgere a cose note ed apprezzate per secoli, come ad esempio un vino
unico nell’area della Lucania Jonica, ci riferiamo al Ciriolo che
attirava l’interesse dei buoni gustai, come i vescovi di Napoli e di
Roma, tanto da spingerli a stipulare contratti scritti e registrati da
notai, con i produttori di detto vino.
Questo si
produceva a livello commerciale nell’area della Lucania Jonica appunto
che va da Castrovillari a Tursi, Sant’Arcangelo ed oltre.
Le vite che lo producevano sono ancora oggi presenti in questo territorio
e sono la malvasia bianca e quella nera, ma prevalentemente bianca detta
anche “bianca perlata”, nei macchieti di lentisco del territorio
colobrarese, adibito esclusivamente a pascolo ancora oggi si trovano
piante di malvasia bianca il cui acino non è più grande di una perla
color carne, da qui il nome di malvasia bianca perlata.
Questo vitigno, importato dall’Asia Minore dai soldati della Lega Jonica
e più esattamente dal fondatore di Siris, e forse anche di Colobraro, che
conserva ancora oggi la radice del suo nome “Colofone Jonico” che nel
690 a.C. conquistò la nostra costa, costruendo varie città. Poi con la
sconfitta della Lega, da parte dei romani, che conquistarono le terre
lucane nel 298 a.C. con Lucio Cornelio Silla il quale concedette loro la
cittadinanza romana nel 87 a.C.
I signori lucani brindarono all’evento col Ciriolo e donarono
all’imperatore il prezioso nettare che apprezzò e rivalutò prodotto e
vitigni.
Nella Lucania, quindi esisteva un prodotto d’alta qualità, già in quel
lontano tempo. Vediamone ora le caratteristiche della (MONEVASIA –
malvasia bianca – “grechetto”), uva dolce e delicata, composizione
giallina ma anche nera, le sue qualità: il colore va dal giallo al
paglierino al dorato, aroma spiccato, gradazione alcolica minima, nel tipo
“liquoroso dolce naturale” di 17,5° di cui 15° effettivi e 2,5° da
svolgere, nel tipo “liquore dry” la gradazione alcolica è di 17,5°
svolti e 1° al massimo da svolgere.
Il tipo liquoroso dolce naturale è un eccellente vino da dessert e si
presta ad essere consumato con biscotteria varia, mentre il tipo dray è
indicato come aperitivo ghiacciato o come ingrediente di cocktails.
Dopo i romani per la dimenticanza di queste
terre, divenute poi addirittura “terre del silenzio”, la Malvasia
bianca grechetto, diventa pianta autoctona della costa orientale della
Morea e più precisamente dell’Isola di Lipari, e della vicina Isola
Sabina. Parliamo dunque di una malvasia contesa da più popoli, ma in
verità la sua fortuna l’havuta con i monaci Basiliani che la fecero
conoscere su larga scala, infatti, salì agli onori degli altari in Italia
nel 1700 quando i vescovi napoletani e romani scelsero il Ciriolo per le
Santa Messa.
Il “Grechetto” puro, doveva essere il tanto esaltato “Cristi”
ottenuto con la sola malvasia bianca, detto anche lacrime di Cristo,
mentre il Ciriolo è stato ottenuto con una sapiente miscela di malvasia
bianca e nera, inventata qui da noi, come dimostrano i contratti delle
mense vescovile su citati.
Una pianta
più autoctona di questa si può ben dire non esiste per la nostra area, e
che, con la venuta dei Basiliani si è estesa per tutta l’Italia
meridionale e centrale e ben oltre il Lazio.
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