logo_fen_mini.jpg (4384 byte) Pagina 13

"RUBRICA RICERCHE STORICHE A DISTANZA"
di Emilio Fortunato

Brevi cenni storici sul patrimonio Gallio Trivulzio in relazione alla lite con Francesco Saverio Carafa, erede fede commissario.
Alcuni anni fa ho rinvenuto nei documenti dell'Archivio di Stato di Milano "carte" che riguardavano direttamente o indirettamente alcuni componenti della famiglia Carafa, principi di Colobraro, presenti, a vario titolo, alla fine del '700, nella città lombarda e nel ducato.
Francesco Saverio Carafa era uno di questi, la cui documentazione, conservata in diversi fondi archivistici, mi permise di redigere nel '91 un articoletto che la rivista "Libri e Documenti" della Biblioteca Trivulziana mi pubblicò, e che ora presento molto volentieri in questo 30 numero de "La fenice", anche per sottolineare come questa famiglia, consacrata alla Storia da secoli di splendore socio-politico ed economico, non fosse necessariamente legata alla mera amministrazione dei numerosi possedimenti feudali (circa 39), ma estendeva i suoi interessi ben oltre i confini del Regno di Napoli, sia attraverso l'esercizio di prestigiose cariche pubbliche e religiose e sia, come nel caso di Francesco Saverio, attraverso oculati patti dotali.
Il principe Antonio Gaetano Gallo Trivulzio dopo aver istituito con testamento del 27 maggio 1701, rogato dal notaio Giuseppe Brambilla, suo erede universale il figlio primogenito Antonio Tolomeo e in legittima il secondogenito Francesco, ordinò un fedecommesso primogeniale in perpetuo in tutta la discendenza maschile e femminile.
Estinta ogni sua linea di discendenza cvostituì un altro fedecommesso nella linea di discendenza del fratello Francesco Gallio, duca d'Alvito.
Nel 1705, alla morte di Antonio Gaetano Gallo, la sostanza patrimoniale fu amministrata dalla moglie Laura Borromeo, tutrice e curatrice del figlio minore Antonio Tolomeo, come risulta dallo strumento di tutela del 30 aprile 1708. Un anno prima della sua morte il principe Antonio Tolomeo eresse nella successione patrimoniale il Pio Albergo Trivulzio con atto del 23 agosto 1766, rogato dal notaio Giuseppe Macchi di Milano. Venne cosi a cessare ogni speranza di successione ereditaria del principe Antonio Gaetano.
Dovendosi ora attuare le disposizioni testamentarie relative alla sostituzione della sua linea discendenza a favore del fratello Francesco Gallio, duca d'Alvito, si presentò agli esecutori testamentari Carlo Tolomeo assistito dall'avvocato Longo, per chiedere il rilascio del fedecommesso su tutta la sostanza patrimoniale da liquidarsi.
La trattativa tra il principe Carlo Tolomeo ed il Luogo Pio per la liquidazione patrimoniale non si concluse con la sua morte.

Continua a pagina 19

pagina 12

sommario

pagina 14